Risposta Cassonetto n.1

Marco, comprendendo benissimo il tuo stato d'animo, faccio solo un umile commento. Il senso del sociale, o di appartenenza ad una comunità che in più ampia accezione sarebbe il senso di appartenenza allo stesso "genere" che lotta per la sopravvivenza ed il tramandare un patrimonio ai posteri oltre all'impegno di migliorarne le prospettive e facilitarne le condizioni di vita, non è qualcosa di innato che o lo si ha o non lo si ha. Tutti nasciamo con quel seme, che poi diventa un germoglio, ma se non lo si accudisce e lo si innaffia e lo si cura, anche con sacrificio, diventa stento e piano piano muore. Quello che mi trovo ad evidenziare da un pò di tempo è la responsabilità di un'intera generazione che non ha saputo tramandare determinati valori alle generazioni successive non insegnandogli neppure come fare ad accudire quel germoglio; alcune persone non sanno neppure che esiste, ma tutti lo abbiamo avuto in dono ed il merito di averlo mantenuto ed eventualmente fatto crescere, non è tanto nostro quanto di chi ci ha insegnato determinati valori. E quando l'egoismo prevale sulla volontà di cercare di fare qualcosa per gli altri, si decreta l'inizio di una parabola discendente che non si arresta fino a che non vengono dati dei segnali forti che scuotono e, appunto, possonno far risvegliare quel germoglio rattrappito in chi non sia ancora seccato del tutto. Ben vengano quindi parole anche forti a redarguire una comunità distratta che da per scontate troppe cose che scontate non lo sono affatto, e purtroppo rischiamo di vederlo anche se non noi a breve, ma di sicuro i nostri figli che si troveranno a dover risolvere problemi in scenari completamente nuovi sia nell'ottica sociale che economica. Spero vivamente che finisca la troppo comune prassi di mettersi a guardare gli altri che si prodigano in modi diversi per dare quell'indispensabile valore aggiunto di cui vive una comunità, è la sua linfa, e criticare se non addirittura deridere, chi cerca di spendersi per qualcosa che non sia solo dettato dall'egoismo, o dalla voglia di farsi vedere. Altro concetto: il farsi vedere è figlio della perdita di identità che la società odierna impone alle persone. Un comodo anonimato genera perdita sì di responsabilità, ma innegabili crisi di identità, con enormi difficoltà di rapportarsi con gli altri. Abbiamo un infinito numero di persone che proteggono il suo senza preoccuparsi minimamente di ciò che accade al di fuori della propria cerchia. Tale prologo sarebbe molto stimolante per sviluppare un discorso rapportato all'attuale crisi "partitica" più che politica, ma questo, pur se attinente, è un altro script. Tornando all'episodio, lo so che quando capita fa male, ed è altrettanto doveroso far sì che si solletichi la comune coscienza perchè se nessuno semina difficilmente qualcun'altro potrà raccogliere. Obbligatorio quindi continuare a fare quello che si ritiene giusto e, cosa più importante, usare tutti i metodi e mezzi di comunicazione per cercare di scuotere coscienze e volontà, anzitutto, di insegnare alle nuove generazioni quali sono le cose da preservare, rispettare,amare, considerare facendogli capire quanto sono stati fortunati a essere nati qui e potersi godere il nostro status, anche di Italiani, di Casolesi, di Mensanesi, ma soprattutto di essere in quella parte di abitanti del nostro pianeta, circa il 20%, che consuma l'80% circa delle risorse in esso disponibili.
Con stima e affetto.
Paolo Bartali